Abbiamo continuato ad interrogarci, in queste settimane, su come repentinamente ci siamo dovut* adattare ad unire due mondi che normalmente riusciamo – chi più chi meno – a dividere con una distanza fisica: da qui inizia il lavoro – da qui inizia il privato. 

Siamo stati tutt* costrett* a casa e questo ci ha portato ad utilizzare la tecnologia in modo molto più predominante – in ogni contesto. Parlavamo in questo post di come lo smart working abbia molteplici vantaggi, ma inevitabilmente porta con sè una serie di difficoltà oggettive, indicando tre termini su cui ricadevano queste criticità: spazio, sostenibilità e prossimità. Problemi che sono davanti agli occhi di tutt* oggi, ma che possono diventare cattive prassi e la norma, trasformando di fatto l’occasione di ridefinire il modo di concepire il lavoro nella definizione di lavoro agile e non semplicemente di spostare il luogo fisico di lavoro, mantenendone i paradigmi, in particolare quelli legati alla relazione tempo – mansione (performance). Partiamo, quindi, da una distinzione tra le definizioni di Telelavoro,  in cui la prestazione lavorativa è regolarmente svolta – mediante l’uso di strumenti telematici – al di fuori dell’ufficio, ma da postazioni fisse e tempi ben definiti e Smart Working, che ne è l’evoluzione. E’ una modalità organizzativa, che consente al lavorat* di gestire in piena autonomia il luogo e i tempi di svolgimento della prestazione lavorativa. Nel riconoscimento dei risultati viene messo in primo piano il raggiungimento degli obiettivi e il tempo per il raggiungimento di essi è concordato in modo flessibile con il team. In questo contesto, la persona che lavora ha garantito sempre il diritto alla disconnessione – ed è importante che lo eserciti, soprattutto adesso. 

Partendo da qui, ci spingiamo su un piano più pratico, suggeriamo piccoli strumenti di correzione in corso che nel quotidiano possono essere utili per ridimensionare la pressione e per orientarci verso un lavoro agile che sia completamente tarato sulle nostre esigenze: de* singol* e dei gruppi di lavoro.  

 

Livello 1 – Individuale allo specchio

Creati lo spazio!

Se non puoi avere uno spazio dedicato al lavoro allora fai in modo che siano gli oggetti che ti servono per lavorare a definire lo spazio in cui lavorare. Potresti preparare il tutto la sera prima o la mattina in modo da avere tutto a portata di mano all’ora di inizio del lavoro. 

Come hai creato lo spazio crea il tempo: dai un inizio e una fine ai tuoi impegni lavorativi e lasciati il tempo di pranzare e fare delle pause per il bagno o per una boccata d’aria. L’abitudine di prendere il caffè al bar con collegh*, che adesso non è possibile rispettare, va comunque tenuta viva in qualche modo! 

E quando hai finito chiudi tutto! Ricordati di liberare la mente e staccare davvero da tutti gli impegni.

Se abiti con altre persone stabilisci delle semplici regole per avere la certezza che non ti disturbino mentre stai lavorando. Se hai figl* e condividi tempi e spazi con altr* adulti la cosa migliore è che vi organizziate il più possibile in anticipo, stabilendo orari e compiti sia per voi che per bambin* in modo che sappiano che chi sta lavorando è come se fosse “in ufficio”

Se nonostante i nostri consigli non riesci comunque a concentrarti:

  • Dividi il tuo obiettivo in diversi obiettivi più piccoli, 
  • Fai delle piccole pause sempre più distanziate ( il tempo di lavoro/stacco sono direttamente proporzionali, ma partono da 15 minuti/5 minuti: se è necessario metti la sveglia o un timer…è la famosa tecnica del pomodoro!)
  • Considera il programma che ti sei fatt* come modificabile, ma fermo nella cornice.

 

Livello 2 – Individuale con altr* 

Quando lavori con altre persone ci sono molti strumenti utili per lavorare “insieme” anche a distanza e aggiornarsi periodicamente sul lavoro svolto o sugli obiettivi da conseguire. 

Asana, Trello, Slack (giusto per nominare alcune piattaforme di gestione dei gruppi di lavoro) ma anche solo Google Drive possono esservi di aiuto per procedere insieme sui progetti o i compiti che avete. 

Quando lavorate insieme ma con tempi molto diversi stabilite le modalità di aggiornarvi, fosse anche un check ad inizio e fine “turno”, anche se i turni sono diversi, può aiutare a capire dove mettere mano…. potreste anche decidere di fare una pausa caffè virtuale 🙂

 

Livello 3 – Collettivo 

In questo periodo abbiamo tutte (ri) scoperto le videochiamate: anche qui ci possono essere delle piccole strategie per ottimizzare il tempo e le energie. 

Fare in modo di concordare sull’utilizzo di uno strumento di conferenza e che tutt* lo sappiano usare almeno un po’. 

Stabilite delle piccole regole per gli interventi (sia come prenotarsi che quanto parlare) in modo da avere la certezza che ciò che viene perso della comunicazione non verbale a causa della distanza possa essere “detto” in altro modo.

Potrebbe essere utile avere una persona di riferimento che gestisca la chiamata: fa rispettare i tempi, da la parola, prende appunti, e fa la sintesi. 

Durante la riunione sei alla riunione! 

 

Livello 4 – Il lavoro di gruppo 

Provate a lasciarvi, come gruppo di lavoro, un momento per riflettere su come è andata la settimana, in modo da trovare da sol* strumenti utili da applicare nella settimana successiva in modo che il lavoro sia più fluido e sia costruito su misura su di voi e sulle vostre diversità. 

In questo spazio di confronto assicuratevi che ci sia attenzione e rispetto per i bisogni e le richieste di tutt*.

 

 

Come IMA-Diversity vi chiediamo di condividere con noi i risultati di questo esperimento, le difficoltà incontrate e le formule più utili, di confrontarvi sugli aspetti che possono essere migliorati o sulle difficoltà pratiche di quello che in potenziale sembrava funzionare.

Riflessioni e idee condivise portano a soluzioni più innovative e in questo momento, ci sembra ancora più importante, creare spazi di discussione collettiva.